Archivi del mese: aprile 2012

Gatto, il Gatto con gli Stivali.

Sarà perché mio padre tirava di scherma: questa disciplina mi ha sempre affascinata ma non ho mai avuto l’occasione di farne pratica. Purtroppo quando le mamme blogger della Universal si sono riunite al Circolo della Spada Mangiarotti di Milano per festeggiare l’arrivo di Puss in Boots – Il Gatto con gli Stivali io facevo la mamma crocerossina…

E quindi anche questa occasione, di fare pratica, è saltata ma non quella di vedere il Gatto con gli Stivali, il miglior film d’animazione dell’anno.

Dopo che Il Gatto con gli Stivali compare nella saga di Shrek, la produzione ha deciso di scrivere un film interamente dedicato a questo coraggioso personaggio.

Gatto viene ingaggiato dal suo amico di sangue Humpty Alexander Dumpty, che lo ha tradito anni prima, per recuperare dei fagioli d’oro. Gatto sniffa il pericolo e in ogni caso non vuole più avere a che fare con il suo ex-amico. Solo il fascino di Kitty zampe di Velluto lo convince a intraprendere l’impresa.

Questo film presenta e sviluppa una serie di valori quali il senso dell’onore, la lealtà, l’amicizia, la generosità sempre in lotta con la violenza, l’avarizia, il disonore, la slealtà…

I caratteri dei personaggi sono piuttosto complessi soprattutto quello di Humpty Dumpty, un uovo, orfano, che incarna la lotta tra il bene e il male: diviene fratello di sangue con Gatto, ma lo tradisce per avarizia; ha bisogno della forza di Gatto per accaparrarsi l’oca dalle uova d’oro ma non svela il suo accordo con i due malvagi Jack e Jill. Infine però il suo riscatto è totale…

“Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta”, in questa frase si cela la morale del film, una massima che è entrata nel mio taccuino delle quotation.

Antonio Banderas dà la voce a Gatto anche in italiano, rendendolo un macho a tutti gli effetti. La voce profonda stride con le forme e i movimenti da gattino del suo personaggio: è questo a rendere particolarmente divertente tutto il film.

È interessante anche l’epilogo della storia che non è più quella di una volta … e vissero tutti felici e contenti. D’altra parte i gatti sono animali solitari.

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Fai bei sogni di Massimo Gramellini

Ho letto tutto d’un fiato Fai bei sogni di Massimo Gramellini. Togliere sonno prezioso alle mie notti continuamente interrotte da C1 e M4 non è stato faticoso, almeno in questa circostanza.

“È nulla il morire. Sapventoso è non vivere.”

Il coraggioso romanzo di Gramellini mi ha fatto rendere conto, ancora una volta, di quanto sia importante la presenza della mamma, non solo durante l’infanzia ma anche in questi miei anni, alla soglia dei miei primi anta.

In Fai bei sogni Massimo Gramellini racconta ai suoi lettori la storia più intima e drammatica che lo ha coinvolto: la perdita, incomprensibile e inaccettabile, della sua mamma quando aveva 9 anni. Narra la sua crescita fisica ma la sua indifferenza nei confronti di ciò che lo circonda; in seguito i vani tentativi del giovane uomo di mettere le ali e volare nonostante il peso che lo trattiene, fino alla “liberazione”: l’accettazione della sorte di sua madre, più che della scoperta della verità, dato che fin dall’inizio Massimo sapeva cosa era successo, ma non era in grado di razionalizzare.

Non sapendo scrivere come l’autore preferisco lasciare ad alcune delle sue frasi o a citazioni di altri contenute nel libro il mio apprezzamento alla sua opera di sartoria analitica, come definisce Gramellini stesso il romanzo. La frase di Bjorn Borg che punta all’autostima sembra scritta anche per me:

“Il tuo problema è che manchi di fiducia in te stesso e questo ti porta a perdere il controllo delle tue azioni.”

E sui mostri del cuore:

“I mostri del cuore si alimentano con l’inazione. Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce.”

E sui sogni:

“Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro a una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.”

Questa la sento particolarmente mia, perché con altre parole è sempre stata una affermazione di mia madre:

“Noi maschi non riusciamo a fare due cose insieme. Per questo abbiamo edificato una società che ci consente di farne una sola, lasciando il resto del carico alle nostre compagne.”

E infine sul suo cane di cui ha scritto parole deliziose:

“Billie intercetta l’energia dell’amore… se due persone si abbracciano all’interno del suo campo di ricezione, sentiranno uno spostamento d’aria intorno alle caviglie. È l’angelo dell’amore che sventola la coda e fa le linguacce, felice.”

Semplicemente meraviglioso. Da leggere.

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Parc Animalier a Introd (Aosta)

Sabato, vigilia di Pasqua, siamo partiti per Courmayeur e visto il bel tempo abbiamo fatto una sosta a Introd, piccolo comune lungo la strada che conduce in Val di Rhêmes e in Valsavarenche.

Il nostro obiettivo era il Parc Animalier dove abbiamo osservato da vicino animali selvatici nati in cattività e piante tipiche dell’ambiente alpino.

Parc Animalier è un parco per osservare, scoprire e capire oltrechè imparare a rispettare e preservare la flora e la fauna alpina: si raccomanda ai visitatori di non urlare e di non uscire dal sentiero che comunque porta quasi a contatto con tutti gli animali… la famigliola di cinghiali non sarebbe stata molto felice di avere 4 piccoli ominidi a due zampe girare intorno ai loro cuccioli!

Abbiamo visto lepri, camosci, cervi, rapaci di vari tipi, alcuni dei quali stavano covando per cui si chiedeva ancora più silenzio e rispetto.

Le marmotte purtroppo erano ancora in letargo.

L’animale che più mi ha affascinata è stato lo stambecco.

Senza alcun tipo di rete che ci separasse abbiamo potuto ammirare e fotografare da vicinissimo una coppia di questi affascinanti animali accompagnati dal loro piccolo.

Parc Animalier è aperto da aprile a novembre, tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.
I bambini fino ai 4 anni entrano gratuitamente.
tel. +39 016595982

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L’orto di Mattia.

Quando le mie amiche mi hanno suggerito di andare a provare la nuova gelateria in via Albani 11 a Milano mi è piaciuta subito l’idea che non si chiamasse Gelateria ma Orto, e questo fa pensare a un mondo di frutta vera, ed è proprio così.

Una negozio molto pulito, con una vetrina sola, gestita da Lorenzo, papà di Mattia, che ha una predilezione particolare per i piccoli clienti.

Portando M4 in giro per gelaterie mi sono sempre chiesta come mai nessun gelataio le chiedesse in che ordine volesse i due gusti nel cono.

Finalmente all’Orto di Mattia, dopo il benvenuto e dopo la difficile scelta dei gusti, Lorenzo chiede:

“quale è l’ultimo sapore che vorresti sentire in bocca?”

Finalmente!! Ci voleva un papà gelataio perché si avverasse il mio desiderio. Et voilà.

Lorenzo propone pochi gusti, una decina, più che sufficienti, non pieni d’aria e alla vista di tutti ma custoditi in cilindrici portagelato con coperchio, inseriti all’interno del bancone refrigerato.

Oltre al gelato all’Orto di Mattia, io consiglio il pistacchio, è buonissssimo, si possono gustare ottimi frappè, frullati, centrifughe e macedonie. Ho chiesto un frappè al caffè ma prima Lorenzo mi ha fatto assaggiare il gelato per sapere se fosse di mio gradimento; la mia amica Chiara ha chiesto un frullato e ha scelto la frutta e se farlo con latte o succo d’arancia.

In ogni caso i nostri due piccoli fruitori si sono gustati i gelati senza muoversi dal negozio e chiacchierando come due giovani adulti seduti al bar a bersi un apertivo.

 

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